Diventare attivi nella gestione della propria salute ed alimentazione!

    La parola DIETA significa STILE DI VITA non REGIME IPOCALORICO.

    Ossessionati dal conteggio delle CALORIE abbiamo perso l’effettivo valore nutrizionale del cibo, ma il nostro CORPO NON E’ UNA MACCHINA dove immettere ENERGIA TERMICA.

    In realtà possiamo mangiare cibi che danno lo stesso numero di CALORIE, ma che hanno una diversa composizione in principi e MOLECOLE NUTRITIVE.

    Inoltre ognuno di noi mangiando reagisce in modo individuale perché ha un METABOLISMO, una DIGESTIONE e reazioni diverse dagli altri.

    Il nostro corpo -dopo ogni atto alimentare- CAMBIA ED E’ DIVERSO DA PRIMA DEL PASTO: a parità delle stesse calorie reagisce in modo diverso in base alle MOLECOLE che vengono introdotte e che condizionano la secrezione di ORMONI i quali sono i veri responsabili dell’ACCUMULO di PESO CORPOREO.

    Per stare in salute quindi occorre scegliere il cibo per assicurare alle cellule le molecole nutrienti di cui hanno bisogno e sono queste molecole che condizionano il peso corporeo, il livello del nostro metabolismo, il profilo ormonale ed anche il nostro DNA.

    L’OBESITA’ è una PATOLOGIA complessa che non si riduce agli accumuli visibili di grasso in diverse parti del corpo, ma è il risultato di un lungo processo che riguarda le nostre CELLULE che accumulano al loro interno ACIDI GRASSI SATURI derivanti da un eccesso di lipidi e di carboidrati glicemici alimentari e da una carenza di molecole nutrienti di origine vegetale e marina nonché da carenza di ossigeno.

    Quando, quindi, ci accorgiamo ad occhio nudo della comparsa di accumuli di grasso vuol dire che la situazione è già “DEGENERATA”: quest’ultima osservazione vale,  in particolar modo, per quello che è il grasso ADDOMINALE (circonferenza vita maggiore di 85 cm nelle donne, di 98 cm negli uomini).

    In questa zona, infatti, l’organo adiposo -quando è sovraccaricato da un eccesso di grasso- è in grado di produrre particolari sostanze nocive chiamate CITOCHINE le quali se da un lato impediscono agli adipociti di stoccare ulteriori trigliceridi, dall’altro provocano nel tessuto connettivo circostante e poi in tutto l’organismo una INFIAMMAZIONE CRONICA SISTEMICA che può sfociare in patologie quali l’ipertensione arteriosa, l’aterosclerosi, il diabete mellito di tipo 2, l’insulino-resistenza e la sindrome metabolica.

    Così il nostro corpo giorno dopo giorno si trasforma riducendo la massa magra muscolare e la massa ossea e perdendo acqua, che si accumula nel tessuto connettivo degenerato con la formazione di RITENZIONE IDRICA, EDEMI, CELLULITE, CAPILLARI DILATATI e VENE VARICOSE.

    Si instaura così un vero e proprio CIRCOLO VIZIOSO perché in presenza di un tessuto connettivo alterato (laddove ci doveva essere un LAGO troviamo una PALUDE) il nostro corpo ha difficoltà a perdere grasso in quanto l’ossigeno si riduce e -con la perdita di massa magra muscolare- si riducono anche i mitocondri (organelli molto attivi che hanno funzione di “bruciare” l loro interno gli acidi grassi saturi).

    Da ultimo bisogna sottolineare che un accumulo di massa adiposa ADDOMINALE incide molto sul SISTEMA CARDIOVASCOLARE di uomini e donne (in particolare dopo la menopausa), in quanto bisogna tenere conto che 1 kg di grasso contiene circa 3 km di nuovi CAPILLARI con conseguente sforzo per il cuore per spingere avanti tutto quel sangue (10 kg grasso=30 km capillari).

    A questo punto diventa fondamentale comprendere i processi che stanno alla base della formazione degli accumuli di grasso, per i quali è determinante non solo la QUANTITA’ ma anche la QUALITA’ degli alimenti.

    Le scelte alimentari che compiamo ad ogni pasto condizionano il nostro PROFILO METABOLICO e ORMONALE: particolarmente importante è il ruolo delle OSCILLAZIONI che subiscono i LIVELLI DI GLUCOSIO.

    Un rapido ed elevato rialzo della glicemia dopo il pasto, il cosiddetto “PICCO GLICEMICO”, aumenta la secrezione dell’ormone INSULINA che favorisce il deposito dei grassi in eccesso nei distretti di accumulo e blocca l’utilizzo delle riserve energetiche (ORMONE DELL’ABBONDANZA).

    Quanto più brusco è l’incremento della glicemia dopo un pasto, tanto maggiore è il rilascio di insulina: questo comporta un repentino abbassamento dei livelli di glucosio che viene subito sequestrato in forma di deposito di grasso e la richiesta da parte del corpo di ulteriore “carburante” con conseguente STIMOLO dell’APPETITO e la necessità di assumere altro cibo.

    Ecco allora che diventa importante scegliere i cibi in modo da controllare il PICCO GLICEMICO evitando innanzitutto di fare -nell’ambito di un solo pasto- il pieno dei carboidrati ad alto contenuto di amido.

    Occorre poi mangiare almeno DUE PORZIONI DI VEGETALI PER OGNI PASTO considerandole come vere e proprie portate, di cui UNA di verdura cruda all’inizio del pasto: questo sia per favorire la sensazione di sazietà, sia perché la fibra insieme all’acqua forma un gel che agisce sui villi intestinali favorendo un’entrata graduale del glucosio e degli acidi grassi nel sangue.

    Un errore, inoltre, è arrivare con troppa fame ai pasti, mentre è opportuno prevedere 4 o 5 piccoli pasti introducendo uno spuntino di metà mattina e la merenda al pomeriggio meglio se a base di frutta, ricordando altresì che il 65% dell’energia va introdotta tra colazione, spuntino e pranzo, mentre il restante 35% tra merenda e cena. In occasione della CENA è inoltre fortemente consigliato fare un pasto di tipo PROTEICO, in quanto poi si va a riposare e quindi risulta più facile incamerare “grassi” con relativo aumento di peso.

    Contenuti liberamente tratti dal libro di Rossi Pier Luigi “Dalle calorie alle molecole. Il nuovo orizzonte del controllo del peso”, Aboca Edizioni, 2014.
    Le informazioni fornite in questo articolo sono di natura generale e divulgativa, pertanto non possono sostituire il parere del Medico curante